I concetti di laoismo, il libro
dei cambiamenti (Yi-king) e il principio del “positivo” e del “negativo” della
filosofia cinese ebbero una considerevole influenza sui praticanti del ju-jitsu
nel periodo Edo (dall’inizio del XVII secolo alla metà del XIX). E ciò risulta
dagli archivi delle varie scuole. La scuola Sekiguchi non accentuava né la
morbidezza nè la durezza, ma una combinazione di entrambe. Questo era, per
loro, il principio del “ju” che applicavano nella loro pratica. La scuola
Shibukawa sosteneva che il “ju” significasse “trattabile”, “sottomesso”, mentre
la scuola Jikishin insegnava:
“gentilezza fuori e robustezza dentro”, e dichiarava che il “ju” era “dolcezza
nella forza e forza nella dolcezza”. La scuola di Kito, che ebbe molte affinità
con il Ko-do-kan, era basata su principi positivi e negativi della filosofia
cinese; e ciò si rifletteva nel suo stesso nome. Ki (che significa, tra le
altre cose, alzarsi) era il principio positivo, mentre To (che significa
cadere) era il principio negativo. I cinesi rappresentavano la forma negativa
con IN, che significa “ombra” e quella positiva con YO che significa “luce”.
Così il principio della scuola Kito era che “l’ombra poteva essere conquistata
dalla luce, la luce poteva essere conquistata con l’ombra”. La scuola
Tenjinshinyo sottolineava che “ju” significava “sottomesso”: il corpo doveva
obbedire alla mente.