INTRODUZIONE E ORIGINI DEL JU-JITSU IN ITALIA

 

Anche l'avvento del Ju-Jitsu nella nostra penisola è legato ai viaggi continui in Estremo Oriente da marinai e viaggiatori che, all'inizio dello scorso secolo, si lanciarono alla scoperta di nuove conoscenze della Cina e del Giappone. Vi fu, in tal modo, la possibilità non soltanto di conoscere usi e costumi dei popoli visitati ma anche di importare informazioni relative alle loro consuetudini di vita, alla cultura, alle loro armi ed ai loro modi di combattere. L'arte marziale del Ju-Jitsu era certamente una delle "tecniche", di combattimento allora usate con maggiore successo. Al suggestivo fascino di questa disciplina non rimasero certo insensibili i nostri "viaggiatori" ed in particolare i marinai Moscardelli e Pizzolla che, tornati in Italia, iniziarono immediatamente, con le loro ammirate esibizioni, opera di proselitismo tra i giovani, conoscenti ed amici, attratti dalle ardimentose tecniche di questa nobile arte marziale.  Tale disciplina fu spesso abbinata ed a volte combinata con l'insegnamento del Judo, tanto che l'Ente sportivo organizzato sorto in quegli anni riportava la denominazione di Federazione Italiana Lotta Giapponese Ju-Jitsu e Judo. Come ben diceva il Betti Berutto: "....del Ju-Jitsu non si sarebbe più parlato come disciplina autonoma, se non ci fosse stato Gino Bianchi, il quale, durante la sua permanenza giovanile in Giappone ed in Cina, apprese anche lui i principi e le tradizioni di questa "arte" e li ripropose , poi, dal 1946 in Italia, con un personale metodo, contribuendo alla creazione di uno stile occidentale". Successivamente fu perfezionato il programma tecnico nel quale le azioni di studio di auto-difesa, sino ad allora insegnate con criteri diversi, venivano raggruppate cinque Settori, venti per Settore, in base allo studio di squilibri, proiezioni, leve, strangolamenti e globalità dell'azione.

(Tratto dal libro "Programma Tecnico di Ju-Jitsu" edito dalla FIJLKAM - M° BAGNULO Giancarlo)

 

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